Una giorno, da bambino, mi condussero in una spiaggia, affinché io vedessi il mare. Le onde cercavano di avvicinarlo a me, ma questi forse aveva paura, così si nascondeva sotto quella terra di granellini finissimi su cui io poggiavo i miei piedi e magicamente scompariva. Pensai che per toccare il mare avrei dovuto lanciarmi correndo dentro di lui, ma quel giorno era freddo e mi dissero che avrei dovuto aspettare l'estate. Così attesi.
Un giorno, da ragazzo, giunsi su un molo di scogli, per vedere mio padre pescare. Le onde questa volta spingevano con più forza il mare contro di me, fino a disgregarlo in piccole gocce d'acqua che saltando si posavano confusamente su di me, bagnando le mie vesti. Pensai che per lasciarmi dondolare nella corrente avrei dovuto tuffarmi in quelle acque cercando di schivare gli scogli, ma mi dissero che le rocce non sarebbero state pazienti con me e che avrei dovuto aspettare un giorno migliore. Così aspettai.
Un giorno, da uomo, mi tuffai nel mare. L'acqua era gelida, il mio corpo stentava a galleggiare, un cumulo di alghe attanagliava i miei piedi e mi impediva qualunque movimento, le onde mi scavalcavano irridendomi, goccia dopo goccia una grande quantità di acqua salata entrava nel mio corpo dalla bocca e dal naso, la corrente mi attirava verso gli abissi con forza inaudita. Non ci fu salvezza per me, e il mare dopo avermi posseduto abbandonò il mio corpo esanime su quella terra su cui ancora si abbattevano le onde per poi retrarsi e ancora abbattersi.
... ricordo ancora con grande emozione i giorni dell'attesa, in cui desiderai tanto essere parte di te, mare.




























