giovedì 1 dicembre 2011

Il crepuscolo degli idoli

Da un ricordo appena accennato si può ricostruire una immagine del proprio passato, anche quello più remoto. Il tempo ha la capacità di sublimare i ricordi, filtrando grossolanamente i sogni dagli incubi e archiviandoli nella memoria sulla base delle emozioni che possono rievocare. E' così che si acquisisce la agognata immortalità dell'essere, che prescinde dalla presenza reale sulla terra e consiste nella materializzazione al di fuori dello spazio e del tempo.

Una giorno, da bambino, mi condussero in una spiaggia, affinché io vedessi il mare. Le onde cercavano di avvicinarlo a me, ma questi forse aveva paura, così si nascondeva sotto quella terra di granellini finissimi su cui io poggiavo i miei piedi e magicamente scompariva. Pensai che per toccare il mare avrei dovuto lanciarmi correndo dentro di lui, ma quel giorno era freddo e mi dissero che avrei dovuto aspettare l'estate. Così attesi.
Un giorno, da ragazzo, giunsi su un molo di scogli, per vedere mio padre pescare. Le onde questa volta spingevano con più forza il mare contro di me, fino a disgregarlo in piccole gocce d'acqua che saltando si posavano confusamente su di me, bagnando le mie vesti. Pensai che per lasciarmi dondolare nella corrente avrei dovuto tuffarmi in quelle acque cercando di schivare gli scogli, ma mi dissero che le rocce non sarebbero state pazienti con me e che avrei dovuto aspettare un giorno migliore. Così aspettai.
Un giorno, da uomo, mi tuffai nel mare. L'acqua era gelida, il mio corpo stentava a galleggiare, un cumulo di alghe attanagliava i miei piedi e mi impediva qualunque movimento, le onde mi scavalcavano irridendomi, goccia dopo goccia una grande quantità di acqua salata entrava nel mio corpo dalla bocca e dal naso, la corrente mi attirava verso gli abissi con forza inaudita. Non ci fu salvezza per me, e il mare dopo avermi posseduto abbandonò il mio corpo esanime su quella terra su cui ancora si abbattevano le onde per poi retrarsi e ancora abbattersi.

... ricordo ancora con grande emozione i giorni dell'attesa, in cui desiderai tanto essere parte di te, mare.

giovedì 22 settembre 2011

Barcelona

I had this perfect dream,
this dream was me and you...
I want all the world to see!
A miracle sensation, my guide and inspiration
Now my dream is slowly coming true...

The wind is a gentle breeze,
the bells are ringing out,
they're calling us together...
wish my dream would never go away...

Barcelona... it was the first time that we met
Barcelona... how can I forget

The moment that you stepped into the room you took my breath away!

And if God is willing we will meet again someday, If God is willing friends until the end...

giovedì 8 settembre 2011

a ver

la fine è il mio inizio...

lunedì 5 settembre 2011

Speculazioni

Lo studio della Natura può spiegare in modo semplice ed esaustivo tutto ciò che da soli non riusciamo a capire. Ma occorre praticare con saggezza le vie che portano alla "consapevolezza"; ed acquisire con pazienza i mezzi appropriati per poter infine conoscere i meccanismi che regolano la vita. L'uomo oscilla tra equilibri più o meno precari, creati casualmente in spazi e tempi definiti, e a sua volta contiene infiniti sistemi che con rigore e precisione tendono spontaneamente al caos. Alla luce di ciò, è evidente come parlare di "lotta al precariato" o di "generazione senza un futuro certo" sia evidentemente un puro e banale esercizio dialettico demagogico per poveri ingenui. Fino a quando è possibile mantenere l'esistenza di un equilibrio fra fattori entropici e fattori stabilizzatori si può definire vivente l'essere. Quando prevalgono i secondi sui primi si realizza il termine ultimo del caos ovvero la morte, processo vitale, finalizzato al mantenimento della specie. Appare dunque evidente come non ci si possa sottrarre completamente alla confusione finchè si possiedono le energie vitali adeguate. Qualsiasi tentativo in tal senso non può che risultare fallimentare. Da ciò nasce la disputa sulla opportunità di adeguarsi alle correnti caotiche più estreme, abbandonando a priori la possibilità della ricerca di un ordine (edonismo) oppure insistere nel tentativo di dare una logica razionale al vivere quotidiano pur nella consapevolezza della inconsistenza e provvisorietà di tale situazione (carpe diem). Abbandoniamo per un momento qualsiasi prosaicità e cerchiamo di affidarci alla metafora per esemplificare quanto finora affermato. 
Un uomo vive in una stanza ordinata. Ogni sua giornata comincia con un'azione volta più o meno coscientemente alla violazione dell'ordine. Togliersi il pigiama, desnudarsi completamente per lavarsi, scegliere la biancheria da indossare, gli abiti della giornata, preparare la valigetta con i documenti che serviranno a lavoro, cambiare la camicia appena macchiata facendo colazione, tagliare le unghie delle mani e dei piedi, lasciare vicino il letto le ciabatte ancora umide per avervi inserito i piedi ancora bagnati, annodare la cravatta, ricordarsi di prendere dal tavolino le chiavi di casa ed il portafogli, uscire di casa. A ciò deve necessariamente seguire un momento in cui prevalgono azioni esattamente speculari alle precedenti. La vita dunque è una ripetizione incessante di azioni più o meno relazionate fra esse e che hanno come conseguenza il passaggio continuo da uno stato di ordine ad uno stato di disordine. 
Questo è il modello più semplice per spiegare il funzionamento del corpo umano, sia in relazione ai meccanismi fisiologici che riguardano le funzioni prettamente biologiche, sia in relazione a processi più complessi e strutturati quali emozioni, ideazioni, organizzazione del pensiero, linguaggio, memoria, affettività.
Quanto più l'essere umano è in grado di conoscere e controllare gli equilibri che scandiscono il trascorrere del tempo, tanto più si assicura la possibilità di un'esistenza sulla terra.

mercoledì 31 agosto 2011

le parole ai fiori

Se solo questi fiori potessero parlarti,
ti svelerebbero le ragioni della mia presenza.
Eppure è inutile sperarlo.
Se li vorrai ascoltare, dovrai solo pensare al loro profumo.
... che denso si espande su di te
per ammaliarti,
confonderti,
destarti dall'oblio.
e sussurrare infine il mio amore per te.
Sono tuo fratello,
madre
tuo figlio,
terra.
Se solo questi fiori sapessero ascoltarti
sentirebbero il profumo della tua pelle.
Che ora solo a me è dato percepire...
Fiori, Giardini la Mortella - Ischia

martedì 21 giugno 2011

Appunti di un presunto giovane medico

Da quando ho intrapreso la strada che conduce alla conoscenza dell'arte medica la mia vita si è improvvisamente riempita di insuccessi e fallimenti. Ho conosciuto a poco a poco il sapore della sconfitta. La letteratura, la filosofia, il latino ed il greco mi avevano forse insegnato a ragionare, ma avevano come "consumato" tutta la mia memoria. Il cervello era lentamente diventato un contenitore saturo, da dover riempire necessariamente di una quantità infinita di nozioni, ma senza che vi fosse spazio libero a sufficienza. Una tazza piena, stracolma, che versava fuori dai suoi bordi qualsiasi liquido vi si provasse a mescere, con prepotenza o con pacatezza. Da un tale bisticcio non poteva che scaturire confusione, disequilibrio, instabilità, che pure con grande sforzo riuscivo a controllare... con la  meditazione, con la filosofia, con il potere catartico della parola. Vedevo gli altri giovani medici, quelli veri, sfrecciare come stelle brillanti verso la meta finale, collezionando senza ostentata fatica i successi necessari per esercitare la professione. Ed io lì fermo, come uno scoglio dinanzi alle onde che all'impazzata cercano di scalfirlo. Niente avrebbe potuto spostarmi, nè scalfirmi. Ero sicuro che il tempo sarebbe stato mio alleato e la costanza, la pazienza, l'impegno avrebbero finalmente instillato dentro di me quelle conoscenze che servivano per rendere completa l'opera. Per niente al mondo avrei rinunciato al mio sogno. Lo custodivo con troppo amore dentro di me e lo vedevo crescere sempre di più, proporzionalmente all'entità dei miei insuccessi. I numeri e le medie non erano con me; e se solo il mio ego si fosse lasciato travolgere da questi giganti spietati, il mio sogno si sarebbe sbriciolato come cenere al vento. Spesso avevo paura. Di non essere all'altezza. Poi ragionavo, meditavo, riflettevo, fino a convincermi che non potesse essere così: perchè amavo il genere umano, avevo deciso di spendere la mia vita per gli altri e la Medicina era solo un nobile mezzo, non il fine ultimo. Senza di essa sarei certo rimasto una stella buia, una voce muta, una corrente ferma. E le mie parole non avrebbero avuto più alcun senso. Tutto questo penare, questo soffrire, questo lottare, mi dava una ragione di vita... senza la quale, forse, mi sarei lasciato andare al silenzio.

martedì 14 dicembre 2010

povera patria

ancora una volta
i disgraziati
e gli affamati
si scanneranno
e si uccideranno,
gli uni per garantirsi un misero diritto ad un piatto di lenticchie,
gli altri per fingere di conquistare un bacillo di libertà..
e intanto
i porci brinderanno
nei calici di vetro,
incuranti del pubblico ludibrio,
e brameranno i corpi delle vergini
promesse loro in cambio di un sudicio orgasmo,
con le narici colme di vergogna
e una bandiera italiana
ad asciugare il loro sporco sudore..
povera patria..

domenica 14 novembre 2010

preghiera in novembre

Non sentirò fra le mie mani
il tuo seno
più del tuo cuore;
nè della tua pelle
il sudore,
più del calore.

Voglio toccarti
senza sfiorarti

ascoltare il tuo silenzio

guardare nei tuoi occhi il mondo che ci avvolge

e nella tua anima
il nostro universo intimo e sublime.

lunedì 8 novembre 2010

Grazie Italia

Grazie ITALIA,
per avermi fatto accumulare a poco a poco, in questi anni, tutto il malessere necessario a scappare via..
Grazie ai Baroni delle Università, ai politici, ai qualunquisti, ai violenti, agli arroganti, alle veline, al TG1, a Berlusconi e a Bersani, e grazie anche agli ultras, ai fascisti, ai leghisti, ai razzisti, ai bigotti, ai perbenisti, grazie agli autisti degli autobus che non ti salutano quando sali a bordo, grazie ai dipendenti degli uffici pubblici che ti insultano senza motivo, grazie al personale della segreteria studenti che ignora i tuoi problemi di studente, grazie ai treni che sono sporchi e in ritardo e grazie anche agli scioperi barbari che creano disagi fine a se stessi. E grazie ai vicini, che ti mandano la polizia alle nove della sera perchè tieni il tempo con il piede mentre suoni la chitarra. Grazie ai questori che ti schedano per istigazione al bivacco, perchè hai dato sostegno ad un rom insultato da un vigile urbano, ai compagni di università che ti vorrebbero eliminare per avere un avversario in meno all'esame di Specialistica, grazie alla nebbia, alle liste di attesa per fare un'ecografia addominale e grazie anche ai raccomandati e agli evasori fiscali, nonchè ai mafiosi e a Fabrizio Corona, ai piduisti e a Maria De Filippi, ma soprattuto... 

grazie di cuore ai miei genitori che con il loro immenso amore, si spaccano la schiena di onesto lavoro e mi danno il privilegio di studiare all'estero, sostenendomi economicamente e moralmente in questa mia sfida. 

Grazie a voi tutti, perchè senza di voi.. forse ora non starei qui dove mi trovo adesso... e di certo non sarebbe così facile apprezzare la gentilezza dell'autista del autobus che mi saluta tutte le mattine, nè l'attenzione con cui i miei docenti si assicurano che abbia capito tutto della lezione, nè il garbo con cui Medici preparati e scrupolosi cercano di insegnarmi un mestiere così complesso, e nemmeno il senso di solidarietà con cui i tuoi colleghi ti aiutano a superare le difficoltà degli esami.  Devo ringraziarvi anche per aver messo nelle mie stesse condizioni anche altri giovani ragazzi, gli italiani che sto conoscendo qui e con cui condivido un sogno... quello di tornare un giorno a casa per costruire un futuro migliore per te, mia povera patria...

lunedì 20 settembre 2010

Onirica

Sono felice,
perchè intravedo la luce.
Illumina
la fine del percorso
e a poco a poco,
goccia dopo goccia,
toglie ossigeno
al buio della conoscenza.

Quando questo giorno finirà,
al tramonto,
non dovrò fare altro che
lasciare il mio corpo
riposare per sempre.
E forse scoprirò che la mia vita è stata un sogno.

mercoledì 8 settembre 2010

Non è per sempre...

La luna suggella e congeda il tramonto;
e rende ogni giorno unico e irripetibile.
Il sole ne accoglie amorevolmente l'inizio;
dona ossigeno al tempo che scorre.
Tutto ciò che ha un inizio e una fine,
detiene l'essenza della perfezione
e assume le fattezze del ricordo.

Un ricordo è una carezza
che soffice scorre sul volto
e si rende placenta
di un sogno infinito.

venerdì 28 maggio 2010

scorre

Eccola la vita!
il pensiero che non sa esprimersi, che cerca pudore per potersi spogliare.
Eccola la vita!
a insinuare il buio fra gli anfratti luminosi della gioia,
a nascondere luce fra le ombre buie della noia.
Cosa c'è ancora che non si sa?
Ciò che è ovvio e non si vede, perchè gli occhi sono troppo intenti a mettere a fuoco obiettivi lontani.
E l'ermetica essenza dell'essere, quella, appare chiara e limpida al di qua degli alibi, con tutta la sua ipocrita finzione.
Non c'è sogno che incuta timore più dell'incubo che lascia sempre svegli.
Eccola la morte!
semplice, immediata, inquietantemente serafica.
Generatrice di stasi.
Attenuazione di sofferenza.
Di certo non si può scegliere di nascere.
Eppure si può scegliere di morire.

Ma questa libertà non basta a sè.
Il corpo gli è ostile, più della mente.

Il mio cuore è insonne.
Non si ferma nemmeno per un istante,
nemmeno per riposarsi dopo un'estrema fatica.

Acqua e sale su di me.
Vento.
Sole.
Io
Te
-

mercoledì 19 maggio 2010

citazioni

Mentre dormi ti proteggo e ti sfioro con le dita, ti respiro e ti trattengo per averti per sempre oltre il tempo di questo momento.
Arrivo in fondo ai tuoi occhi
quando mi abbracci e sorridi
se mi stringi forte
fino a ricambiarmi l’anima
questa notte senza luna.
Adesso vola,
tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Le piume di stelle sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri.
Tu che sei nei miei giorni certezza, emozione.
Nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita
sei il canto che libera gioia, sei il rifugio, la passione.
Con speranza e devozione.
io ti vado a celebrare come un prete sull’altare,
io ti voglio celebrare come un prete sull’altare.
Questa notte ancora vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Adesso vola.
Le piume di stelle sopra il monte più alto del mondo a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri.
Sta arrivando il mattino, stammi ancora vicino, sta piovendo e non ti vuoi svegliare.
Resta ancora, resta per favore e guarda come vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Oltre tutte le stelle, alla fine del mondo,
vedrai, i nostri sogni diventano veri!

m. gazzè

lunedì 26 aprile 2010

gli amanti di Roma


gli amanti di Roma, inserito originariamente da Fraracne.

omicidio in stato di ebrezza


omicidio in stato di ebrezza, inserito originariamente da Fraracne.

domenica 18 aprile 2010

... che il vento soffi

Sono un ragazzo, uno studente, un emigrante lucano, un giovane… e il mio nome non importa in questa storia, perché è lo stesso di tutti coloro i quali si trovano nella mia condizione.
Noi siamo quelli che tornano a casa due volte l’anno, qualche giorno prima di una festa comandata, e poi scappano di nuovo non appena hanno riassaporato, se pure per qualche istante, il calore domestico del nido familiare, la vista emozionante dei luoghi in cui sono cresciuti, il gusto e l’odore del cibo con cui sono stati allevati e che proviene dalla nostra terra.
Noi siamo gli stessi che rimangono qui per cercare un lavoro, per trovare la forza di lottare e fare in modo che la nostra terra sfami noi e le nostre famiglie; siamo quelli delle organizzazioni culturali, quelli che credono che scappare non serva a niente e nessuno perchè la realtà va affrontata con coraggio.
Noi siamo quelli che voi, cinquantenni, sessantenni, settantenni, politici, burocrati, amministratori, intellettuali, benpensanti e malpensanti avete deluso con la vostra inettitudine, con la vostra mediocrità. E siamo come voi perché come voi siamo stati costretti a fuggire dalla nostra Basilicata, ma siamo anche diversi da voi, perché almeno per il momento non possiamo avere la speranza di un futuro di serenità e lavoro nelle nostre case.
Per quanto i vostri finti successi elettorali, la vostra fama, le vostre carriere e il vostro prestigio vi possano rendere appagati di ciò che avete fatto per la collettività, siete e sarete sempre colpevoli delle nostre fatiche, e anche di quelle che pure voi avete sostenuto inutilmente.
Ci avete sparsi per il Mondo, fra la Lombardia, il Piemonte, il Nord-Italia, la Francia, l’Irlanda, la Spagna.. come semi su un campo.. credendo forse che nessun germoglio avrebbe preso forma da una tale semenza. E avete sbagliato! Perché noi non saremo come voi. E quando i frutti saranno comparsi su queste piante, noi torneremo a riprenderci ciò che voi avete svenduto al peggiore offerente, con la scusa di garantirvi un misero piatto di lenticchie.
Torneremo perché i nostri figli possano sperare e viaggiare e amare la propria terra come la amiamo noi. Torneremo per garantire a voi una vecchiaia tranquilla, nonostante non ve lo meritiate. Torneremo a ricostruire tutto quello che avete distrutto e costruiremo anche ciò che voi non avete costruito.
E forse falliremo in questo intento, perché non è cosa semplice e perché dovremo lottare anche contro di voi per scardinare il sistema medievale e clientelare di cui vi siete serviti per ottenere privilegi, fama e onori e che avete impiantato con radici profondissime.
Adesso queste non possono essere che parole al vento, che di certo non smuoveranno le coscenze, né cambieranno il nostro destino, né serviranno a qualcuno. Ma alle volte le parole possono dare speranza anche soltanto a chi le pronuncia e allora vale la pena che il vento soffi.

domenica 28 marzo 2010

mio fratello è figlio unico...

Ci sono cose che non si possono spiegare, nè con parole semplici, nè con lemmi altisonanti. 
Ci sono persone che si muovono secondo schemi differenti, che i "normali" non possono capire. 
Non è facile raccontare storie come queste; a tratti può sembrare anche inutile perchè...
è anche vero che tanti tramonti sono stati raffigurati attraverso la pittura, 
ma l'emozione sensoriale più autentica 
non conosce mediazioni.
Mio fratello è figlio unico, 
perchè canta sempre un'ottava sopra di me.
Mio fratello è figlio unico,
perchè mi sorride quando non capisce le mie parole.
Mio fratello è figlio unico,
perchè capita che non sia d'accordo con quello che pensa.
Mio fratello è figlio unico,
perchè lo sappiamo solo io e lui che siamo fratelli, neppure mia madre.
Mio fratello è figlio unico,
perchè quando se ne va sono felice.
Mio fratello è figlio unico,
perchè quando torna sono felice lo stesso.
Mio fratello è figlio unico,
ma forse... anche suo fratello lo è.

venerdì 12 febbraio 2010

Questione di disciplina

Poteva essere una semplice questione di disciplina... oppure si trattava dell'ennesino inganno della speculazione. Forse non era nemmeno un caso che ogni discussione precipitasse puntualmente sulla mia metereopatia.
L'eccessivo ragionare; meditare; riflettere; di per sè non mi pareva destabilizzante.. 
il vero problema, forse, era l'esternazione chiara e inequivocabile dei miei pensieri. O per lo meno di quelli che, passati al vaglio, avevano acquisito "diritto di espressione". Mi davano l'impressione  che fossi un grande baule pieno di oggetti misteriosi e banali. Facilmente scivolavano via da grossi fori posti alla base del contenitore e si perdevano nel nulla. La clearance dei pensieri sfuggenti mi imponeva poi di crearne sistematicamente altri, nuovi, diversi.. che poi mi abbandonavano ancora, in un ciclo di continui abbandoni e conquiste.. e ogni volta mi sentivo più ricco e dunque più povero.
Questa nuova consapevolezza mostrava ora chiare rotte nel viaggio verso il "sè" (che poi era il "me"); eppure il momento più rigenerante rimaneva sempre lo stesso..
quello dell'abbandono alla percezione sensoriale, quello in cui ogni schema della razionalità viene sgretolato dalla potenza evocativa della Natura.
E fu così
che poi vidi...
il Mare
davanti a me
e sentii la quiete dentro di me.

giovedì 28 gennaio 2010

Il tempo della amicizia

Ogni orologio è formato almeno da due lancette.

Una, la più lunga e sottile, agile e irrequieta, segna i minuti.

L’altra, più corta e robusta, silenziosa e serena, segna le ore.

Le due lancette cercano in primis di allontanarsi l’una dall’altra, fino ad arrivare alla massima distanza possibile, oltre la quale ognuna smetterebbe di muoversi. In questa posizione dividono il tempo in due parti esattamente identiche, così da provare metà della gioia e metà del dolore, metà della tristezza e metà del benessere, che insieme realizzano.

Quindi iniziano ad avvicinarsi, lentamente, ma con la stessa velocità con cui prima si sono allontanate, attimo dopo attimo, fino a quando non sono così vicine da sembrare inseparabili.

Ripetono questo gioco indefinitamente, senza fermarsi mai e ad entrambe sembra di essere divise da uno spazio e da un tempo variabile, nell’intervallo definito del tutto.

L’amicizia è l’unico punto dell’orologio in cui le due lancette sono sempre in reale contatto fra loro, ovvero il centro della circonferenza che con il proprio movimento descrivono.

Senza quel punto, nessuna delle due avrebbe un senso e dunque smetterebbero di esistere, ovvero finirebbero di indicare il tempo che avanza.

lunedì 25 gennaio 2010

Cento chiodini

C'era una volta una scatola di chiodi.
... e un uomo, il quale decise, un giorno, di rendere la scatola che conteneva chiodi più attraente.
Pensava che in questo modo avrebbe trovato l'entusiasmo per utilizzare tutto ciò che si nascondeva nel piccolo contenitore e riparare un tavolo sgangherato.
Iniziò a lustrare la scatoletta e a pulirla con ogni sostanza possibile, cercando di abbellirla, di profumarla e di riempirla, anche di cose che forse non avrebbe mai usato.
Dedicò mesi e mesi a questo suo lavoro, con grande sacrificio ed un enorme sforzo, che gli costò non poca fatica.
Eppure non riusciva mai a rendere quel contenitore bello come desiderava.
Così continuava ad investire tempo ed entusiasmo in quest'opera colossale.
Lentamente, però, la scatoletta perse ogni attrattiva su quell'uomo e l'ardore iniziale con cui aveva intrapreso l'impresa si dissolse...
man mano che si rendeva conto del fallimento a cui stava andando incontro.
Allora iniziò a nascondere tutti gli strumenti che aveva utilizzato nel suo lavoro e i colori che aveva mescolato per abbellirla
e infine nascose anche la scatoletta stessa,
finché non dimenticò del tutto di averne mai avuto una.
Quale tragico stupore lo travolse...
il giorno in cui decise di affrontare la cruda realtà e
sbirciò per vedere cosa fosse successo ai chiodi che la piccola scatoletta conteneva.
Si erano arrugginiti, del tutto ossidati dall'acqua che aveva lucidato e lustrato il piccolo contenitore.
Così non gli rimase che un tavolo sgangherato,
senza i chiodi che gli avrebbero permesso di ripararlo se solo avesse capito che in fondo il suo obiettivo era semplicemente quello.

domenica 24 gennaio 2010

piango

piango... forse perchè sono felice;
ebro della gioia che si dissolve nella tristezza.
piango, forse perchè mi sembra di essere vicino allo sfumarsi della onirica realtà,
illusione che la mia mente brama
sinchè, satura, si abbandonerà all'eterno ricordo.
piango, forse anche perchè sento la vergogna di questo mio gesto
e la sua purezza,
che non teme il giudizio.
Rida pure allora il mondo intorno a me; o pianga con me se è il caso.















- Salve -
- Salve -
- Un caffè corretto per cortesia... -
- ma lo sa che è dimagrita? -
- Grazie -

lunedì 18 gennaio 2010

una mattina

Una mattina, mi son svegliato e...
ho iniziato a suonare il tamburello salentino..
così mi sono sentito improvvisamente un pò salentino.



Era una strana sensazione che ho provato finchè la mia attenzione è stata catturata dall'irish whistle che giaceva sulla mia scrivania.. mi incuriosiva sempre di più quel tubo metallico, così ho provato a suonare anche quello, e stranamente mi sembrava di essere pure un pò irlandese. Poi un'altra mattina ho trovato in una cantina una cupa cupa impolverata e fatiscente.. non pensavo funzionasse, ma ho cercato ugualmente di sfregare la cannuccia che spuntava dalla pelle bagnata e ho iniziato a sentire una musica del mio paese, quello in cui sono nato. Una sensazione analoga ho provato anche con la chitarra spagnola, l'organetto abruzzese, la chitarra elettrica americana, le castagnette del Gargano, la tammorra napoletana, il flauto balcanico. Un'altra mattina, poi, svegliandomi, ho trovato davanti ai miei occhi un'arpa celtica e pizzicando le sue corde riuscivo a respirare la fresca aria dei grandi laghi scozzesi del Nord e... come dimenticare quella mattina in cui mi sono svegliato e ho scoperto di saper suonare l'enorme Djambè che mi aveva portato il mio amico Luca dal Senegal...
Questa mattina, mi son svegliato e fuori dalla finestra della mia casa ho trovato odio, razzismo, xenofobia, arroganza, intolleranza, indifferenza, violenza.. e allora ho iniziato a suonare tutti questi strumenti contemporaneamente e mi sono accorto che forse dovrei chiamare qualche altro amico a suonare con me..

martedì 5 gennaio 2010

L'isola che c'è...


C'era una volta e sicuramente continua ancora ad esserci, un minuscolo posto del mondo, che non esisteva, o meglio non esisteva sempre. Si trattava di un grazioso paesello accovacciato su una collina, non molto distante dal bosco e da uno strano deserto che si estendeva più in là e non troppo lontano nemmeno dal mare e dalle cime dei monti innevati. Non era un luogo di fantasia, dove avvenivano magici incantesimi o fenomeni paranormali, ma un tranquillo agglomerato di casette, con salite e discese e una grande piazza su cui si affacciava, imponente, una chiesa e dei palazzi molto importanti. A chiunque sarebbe parso un posto come altri, senza nessuna particolarità, anzi forse pure noioso... ma questo paese aveva qualcosa che lo rendeva unico e affascinante: non esisteva sempre, ovvero non tutti i giorni dell'anno. Era davvero stupefacente constatare la capacità delle sue viette e dei suoi antichi edifici di apparire senza preavviso alcuno e poi scomparire con la stessa naturalezza, come nascosti da una nebbia.
Poteva dunque succedere che la gente che volesse visitarlo vi si recasse giungendo da lontano e non trovasse nulla.. e poteva succedere, invece, che il paese fosse visibile ai suoi ospiti, che aveano la possibilità di ammirarne ogni bellezza. Ciò che rende questa storia incredibile, è però il fatto che anche ai suoi abitanti il piccolo paese poteva apparire inesistente o meno a seconda dei giorni... e la cosa non creava pochi problemi, perchè quando quel luogo diventava un'utopia anche i suoi cittadini smettevano di essere tali, e allora diventavano genovesi, romani, napoletani, leccesi, spagnoli, irlandesi, o anche veneti o bolognesi o torinesi o insomma abitanti di qualsiasi altro posto. E allora dovevano fare degli sforzi immensi per continuare a credere che il paese sarebbe ritornato ad esistere; e spesso perdevano ogni fiducia e per anni e anni non riuscivano a vederlo... finchè poi le casette e le viette si mostravano nuovamente ai loro occhi e quegli uomini e quelle donne ritornavano ad essere parte di tale luogo, come le pedine di una scacchiera. Quando ciò accadeva, per giorni e giorni i simpatici omini festeggiavano allegramente la ricomparsa delle loro case, e cantavano e suonavano e scherzavano e ridevano e anche piangevano, intensamente... fino a che quel sogno non si interrompeva nuovamente e come una bolla di sapone, la vista del paese lentamente si dissolveva nel nulla.
Così, di tutto ciò che la bolla aveva contenuto non rimaneva che un ricordo, da custodire gelosamente... almeno fino all'apparizione successiva... che prima o poi sarebbe certamente avvenuta, portando con sè delle emozioni sempre più intense...

giovedì 31 dicembre 2009

Della serenità


Sono sereno perchè un caldo raggio di sole sta per colpire teneramente il mio volto,
impedendo agli occhi di aprirsi del tutto;
e lasciare
il mio corpo ad un piacevole torpore.
Sono felice perchè penso a quando la tristezza riesce a prendere il sopravvento sulla serenità per poi dare ancora spazio alla quiete.
Le nuvole spavalde, nel cielo non tarderanno ad offuscare questo raggio di sole che adesso mi scalda, ma la mia pelle resterà almeno per un pò eccitata dalla luce che ha ricevuto e di essa godrà finchè ne avrà memoria.
Sono sereno perchè riesco a vedere l'orizzonte oltre la nebbia e il buio al di là della sua luce; così non ho paura della solitudine.
Sono felice perchè so che forse domani sarò triste e allora godo oggi di questo sole, e chi sa che magari domani non sarà ancora lui a svegliarmi al mattino...

giovedì 26 novembre 2009

Coupures

Ci sono tanti laghi;
viviamo ai margini dei laghi.
Fa sempre caldo,
ma ogni sera piove per un'ora.
Non abbiamo case.
Dormiamo in una specie di nido d'erba.
Quando ci svegliamo, andiamo a bagnarci nel lago.
Mangiamo.
Ci laviamo.
E poi facciamo dei giochi che ci fortificano.
Ogni famiglia ha il suo gioco, noi abbiamo il trapezio, lo facciamo tutti... anche i vecchi... anche mia madre che ha 150 anni! E' già alla sua terza dentizione!
Verso i 135 anni si ha una terza dentizione... anche voi ce l'avreste se viveste così tanto!
e potreste farlo!
anche noi morivamo giovani nell'era industriale...
Ci sono famiglie che sono brave nel salto, altre che camminano su delle liane.
Il pianeta non lo dirige nessuno e tutti.
C'è un'assemblea del pianeta una volta all'anno con i delegati dei villaggi, in cima ad un montagna... perchè quando si cammina due ore in salita si è più intellegenti. E poi c'è un'assemblea di contraccezione una volta all'anno nei villaggi: si decide più o meno quanti bambini fare secondo quale raccolto ci sarà.
La mattina si gioca un pò... e dopo si mangia. Si mangia di tutto: frutta, legumi, olive, degli spiedini di verdura, cereali... e la carne no, mangiamo i fagioli! Sono buoni i fagioli.
Mangiamo tutto crudo. Abbiamo il fuoco, ma non ce ne serviamo più... o meglio, solo per forgiare qualche coltello una volta l'anno.
E poi ci dedichiamo all'agricoltura...
Il pomeriggio è riservato al cervello: abbiamo lezioni di telepatia, di intuizione del futuro, viaggi interstellari, matematica dello spazio.. in quella, i bambini sono i più bravi...


da " Il pianeta verde" di Coline Serreau

mercoledì 25 novembre 2009

della rosa e del deserto

Non è che un fiore stenta a vivere nel deserto.
Non è che il sole è nascosto dal tappeto di nuvole su cui si adagia.
Non è che il canto del cigno infastidisce la quiete all'imbrunire.

E' che l'arida terra non trova abbastanza acqua per quel seme, suo malgrado.
E' che la brina celeste offre candido giaciglio all'Accecante.
E' che l'ultimo soffio di vita dell'essere umano suggella il ritmo del tempo.


venerdì 20 novembre 2009

Loop

La stanchezza alle volte prende il sopravvento... e allora ogni parola diventa pesante, scomoda, goffa e il pensiero da cui cerca di nascere preferisce nascondersi in angoli bui della coscienza, per rimanere nella quiete. La disillusione e la consapevolezza della realtà spesso richiedono il silenzio e inducono il corpo a cercare sollievo nell'estasi della Natura, unica vera madre di tutte le cose. Il tramonto sostituisce la speranza, l'alba la stanchezza... le sfumature delle foglie l'immancabile incoerenza. In un tale trambusto di inchiarezze, che non sono oscurità, è impervio trovare l'energia di afferrare ancora in mano il pennello e macchiare la tavolozza.. perchè è molto più appagante restare fermi a contemplare... l'America.
Poi ci sono i suoni... quelli che accarezzano il volto e lo circondano, per guadagnare la rigidezza del collo e modellare con estrema fluidità la fatale stasi marmorea. Questo soffice massaggio desta lievemente dall'onirica attesa e inizia così il movimento, che crea sempre ansia e vita. Insoliti arabeschi spostano il sangue nel corpo, facendogli percorrere strade a lungo abbandonate. I nuovi incontri sono in realtà il semplice riscovare sensazioni assonnate, che pure non riescono a stiracchiarsi rapidamente per abbandonare il torpore.
E allora piango e rido, leggo e scrivo, vivo e muoio e poi rinasco.



martedì 6 ottobre 2009

Le parole sono pietre

Da bambino mi mangiavo ricci interi,
tanta era la fame...
con la scorza e le spine e il guscio,
tanta era la fame...
Fichi d'India mi mangiavo con la buccia,
tanta era la fame...
e per niente mi facevano del male,
tanta era la fame..
perchè la nostra bocca è un mulino,
perchè il nostro stomaco è un calderone
e sotto la gola c'è una vampa che brucia ogni cosa.

Sotto la Sicilia sta sdraiato in eterno un Ciclope
la sua bocca è sotto l'Etna e lancia fiammate di lava.
Quando l'hanno ammazzato il grano era alto;
ora il grano era stato mietuto.
Alto, bruno, scuro di pelle, nero di occhi e di capelli
pieno di fuoco e di energia
buon oratore, violento, estremo.

Non si può venire a patti e i contadini
Dovevano muoversi con le loro forze...
L’intransigenza è un dovere morale,
una necessità di vita.

La paura l’omertà la legge del terrore
l’ho pagata con la vita, ma il paese è cambiato
lo vedrai...
la mafia è offesa
lo vedrai...
Ferita nel suo fondamento
lo vedrai...
lo vedranno...
lo vedrai...

Non me lo scorderò.

martedì 15 settembre 2009

Ricomincio da te

Come in un vaso di pandora,
le sensazioni e le emozioni albergano dentro di noi.
E si mescolano alla rinfusa,
senza una logica,
una finalità.
E' ingannevole e superfluo definirsi
tristi o felici,
ingenui o furbi,
filantropi o misantropi;
perchè ognuna delle parole che la nostra ideazione elabora
è già parte dell'ego di cui siamo fatti.
Come il cielo non è azzurro,
nè nera la notte o giallo il sole,
così la nostra anima non è
quello che l'illusorio potere della parola cerca di ostentare.
Ad ogni modo le nostre azioni si impregnano delle emozioni che conteniamo e allora il sorriso trae nutrimento dalla gioia; ma ugualmente dalla mestizia.
E' fallace
vedere
il dolore
nel pianto
più
di quanto
esso
sia
pregno
di allegria.

mercoledì 24 giugno 2009

Resa dei conti...

Dopo una lunga e profonda meditazione ho deciso di mettere fine alla mia vita su Faccialibro. Non so a quanti ciò possa interessare...
ad ogni modo sento l'esigenza di esternare le sensazioni che mi hanno indotto a questa decisione, perchè non si tratta di un capriccio nè di un'ostentazione di un atteggiamento snobistico e anticonformista.
Il mio malessere in questo luogo "utopico" è legato alla superficialità dei rapporti umani che qui si intraprendono; all'asocialità che si nasconde dietro l'ipocrita tentativo di condividere delle esperienze, all'isolamento e all'individualismo sfrenato che questo mezzo amplifica.
I mezzi di comunicazione che mi permettono di scambiare le mie sensazioni e le mie emozioni con il mondo esterno sono svariati: il telefono portatile, il telefono fisso, la web televisione, la web telefonia, il blog, msn, la posta elettronica, la posta non elettronica, la bocca, gli occhi, le mani e potrei continuare per ore ed ore...
e allora non credo che senza l'account Faccialibro, io possa soffrire di solitudine più di quanto già ne soffra... e non credo di perdere di vista i miei amici più cari, quelli che "in teoria" avrei ritrovato qui, attraverso il social network.
Non ho bisogno di conoscere gli aggiornamenti istantanei delle persone a cui voglio bene, nè sapere il loro orientamento politico o religioso o se sono fidanzati o meno.
Non ho bisogno di uno strumento che mi ricordi il giorno del compleanno dei miei amici più cari, perchè lo ricordo a memoria... e se anche ciò non fosse, beh penso che nessuno di loro me ne farebbe una colpa. Non ho bisogno di sapere cosa state facendo in questo momento, nè di guardare le foto che abbiamo scattato insieme, perchè quelle immagini sono scolpite nelle mia memoria e non esiste database che possa contenerle tutte. Non voglio che i miei capelli, o i miei occhi e la mia bocca o la mia chitarra siano parte di un ricordo distratto, fuori dallo spazio e dal tempo. Rivendico l'importanza della parola "amico", della parola "regalo" e non partecipo agli "eventi" quando vado a sentire dal vivo la mia musica o una conferenza che mi interessa. Saluto con affetto tutti quelli che sono stati per qualche mese gli "amici" di Faccialibro e spero davvero che abbiate ancora voglia di condividere le vostre impressioni o i vostri stati d'animo con me. Se ciò avverrà, allora effettivamente questo strumento avrà avuto un senso nella mia vita. Altrimenti questo mondo virtuale scoppierà come una bolla di sapone davanti ai miei occhi e mille goccioline cadranno ai miei piedi... e allora io non farò altro che ammirare lo spettacolo delle bolle di sapone che si dissolvono, in attesa di trovare un altro modo per realizzare altre piccole bolle...

domenica 21 giugno 2009

Farfalle

Questa è la storia della farfalla, la storia del bruco che divenne farfalla, per volare felice nell'aria.
Quelle ali colorate, l'addome esile e sinuoso, gli occhi lucenti, sormontati dalle sottili antenne, un corpicino appena visibile eppure così pieno di vitalità e di forza non sarebbe rimasto a lungo in un guscio pure comodo e sicuro, ma di certo buio e nascosto. Il bruco desiderò liberarsi da ogni paura, slegarsi dalle catene che lo tenevano bloccato ad un presente che alle volte non permette di sognare.
E allora divenne farfalla.
E allora cominciò a volare, pur terrorizzata dall'idea di schiantarsi al suolo. Non fece fatica ad imparare a muovere le sue dolci ali perchè dentro di sè una forza speciale le permetteva di ignorare qualsiasi cattivo pensiero...

martedì 16 giugno 2009

dinamiche di una foglia

Solo se ancorata ad un albero,
una foglia
non è più soggetta all'arroganza del vento,
che la sbatte di qua e di là,
mentre finge di essere libera.
Il vento fra i capelli è certo sensazione
piacevole
di fresco,
l'acqua gelida di un torrente senza dubbio rigenera
la pelle
strozzata dal calore...
ma è tutt'altra cosa rispetto all'ossigeno
che permea nel corpo di un infante al suo primo grido vitale.

E allora voglio essere foglia,
perchè il vento accarezzi i miei capelli;
e voglio essere ramo,
che lega a sè i sogni come foglie.
E voglio essere vento,
per asciugare sulla mia pelle le tristi lacrime di dolore;
e voglio essere acqua gelida di torrente
per destare dal torpore l' arido cuore.

lunedì 8 giugno 2009

Notturno

Si affaccia ai miei occhi la luna notturna,
mi osserva lentamente e
mi accarezza.
mi scuote e tormenta la quiete, notturna
la luna.
Si china sul mio petto la luna cortese,
mi ascolta paziente e
mi bacia.
mi invade e perturba la mente, notturna
la luna.
Fà di me l'ombra della tua luce.
Fà di me l'eco del tuo silenzio.
Solo una preghiera chiedono le mia labbra alla tua voce.
Solo un sorriso porge la mia bocca al tuo candore.
perdono...

sabato 4 aprile 2009

Fine primo tempo.

" ...come questa tazza, tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tazza? "

martedì 31 marzo 2009

Sodalizi


Il violino strappava note alla chitarra come gesti d'amore in una calda notte d'estate. E lei, con il suo sguardo innocente glieli ricambiava, porgendo sorrisi gioiosi. Il cielo stellato lasciava cadere gocce di luce, lacrime su un arido deserto. Ed il buio si appropriava di uno splendore accecante. La testa ondeggiava insieme alle braccia, tentacoli di una medusa salda al suolo come un albero millenario. Nemmeno la scossa terrestre più imponente avrebbe potuto destare la quiete, bagnata dai languidi baci. Come foglie danzanti sotto il soffio del vento le vibrazioni delle corde davano avvio ad una pulsazione sincrona e vitale. Alla contrazione degli atri seguiva il rilasciamento dei ventricoli e viceversa cosicchè un alito armonioso spirava dai visceri dei due strumenti. La genesi di una creatura meravigliosa come l'uomo inzia quando finisce la vita degli enti che la determinano: il reciproco sacrificio fornisce l'energia attraverso la quale si realizza la perfetta inconsistenza del tempo. Da ciò che non è più origina ciò che sarà e da cui sarà ancora qualcos'altro.

lunedì 30 marzo 2009

Quanta fatica per dare forma con le parole alle emozioni che in questo momento albergano dentro di me. Vorrei piangere, ridere, dormire, urlare e poi ascoltare il silenzio, percepire il freddo al di fuori di me e il caldo generato dai battiti del mio cuore. Alcuni incontri nelle nostre vite possono cambiare il corso degli eventi e determinare delle metamorfosi rivoluzionarie. Gli uomini straordinari sono quelli che vivono dentro di noi al di là dello spazio e del tempo in cui si rendono manifesti ai nostri occhi. Maurizio Colonna è entrato con discrezione e gentilezza nei gangli della mia sensibilità e le sue parole scorrono nel mio sangue come acqua nel letto di un fiume. Non c'è niente di più vitale che prestare attenzione al fruscio di questo flusso, per sublimare un ricordo che presto sarà ossigeno per la mia esigenza di espressione. Ho sentito dire che quest'uomo è uno dei dieci chitarristi classici più bravi al mondo, ma penso che sia alquanto riduttivo e banale pensarlo. La bravura non è una categoria che appartiene all'anima... se fosse solo così potrei dire che oggi ho visto un tramonto perfetto e nessuno mi capirebbe, ovviamente. Maurizio Colonna è un uomo che conosce le emozioni che è in grado di suscitare in coloro che hanno l'attitudine giusta per poterlo ascoltare. Ciò fa di lui un uomo straordinario: come un medico che sa apprezzare con esattezza le caratteristiche delle patologie, ne conosce i rimedi e si preoccupa di prestare le sue attenzioni a coloro che ne hanno bisogno.
Quest'oggi ho avuto la possibilità di suonare la mia chitarra dinanzi a lui. Ancora mi tremano le mani se ci penso, se penso all'attimo in cui mi ha detto "adesso ti lascio il posto così ci fai sentire qualcosa". Attraverso la mia chitarra ho reso manifesta una parte di me: non ho avuto bisogno di artifici, di abilità tecniche, di ostentare una bravura che onestamente non mi appartiene. Ho dovuto semplicemente denudare alcune delle emozioni più intime che covavo dentro di me per renderle evidenti. Non si trattava di una prestazione fine a se stessa ed è stato per questo, forse, che non è stato levato alcun giudizio sul brano che ho eseguito: se ne poteva solo prendere atto! E così è stato.

giovedì 26 marzo 2009

Medium

Nelle langhe dei ricordi
mi aggiro come un avvoltoio,
in cerca di carcasse di felicità.
Nel giardino delle prospettive
vago a testa in alto,
in attesa che il cielo si sgomberi dalle nubi.
La sabbia ricopre l'ultima tenue scintilla
di quell'immenso falò che mi ha tenuto in vita finora.
Il vento spazza prepotente ogni batuffolo di abnegazione
che si erga ad oscurare questo sole di primavera.
Intorno a me tanta follia.
Dentro me una lucida resitenza.
L'attesa.
Può passare una vita intera
in attesa che il fumo dei giorni ormai andati
lasci la pelle libera di respirare.

domenica 22 febbraio 2009

Déjà vécu

Trafitto da una luce inattesa,
attendo ora il buio.
Lento senso di abbandono,
fino all'attimo in cui il corpo sprofonderà
rapidamente
nel torpore familiare dell'incolumità.
Inarrestabile assenza di squilibrio,
apparente ed esuberante stabilità,
che brama verace di evacuare ogni essenza.
Vibra la mia anima percossa dal vento;
Accarezzata dalle foglie che esso leva al cielo.
Vigoria di felicità che si mischia all'instabile paura dell'ignoto.
Indissolubile ricerca dell'essenziale che snellisce le strutture del divenire.
Una lacrima nel buio
fiamma in una stella.
Una carezza in uno stupro
goccia d'acqua nel deserto.
Un attimo di vita nella vita.

Pensieri

... ci sono quelli che devi esplicitare, perchè credi arrogantemente che l'idea di condividerli ti renda utile all'umanità.. ci sono quelli che non conoscerà mai nessuno eccetto te, perchè nessuno può comprenderli a pieno... poi ci sono quelli che non nascono dentro la tua mente, ma solo nelle parole che usi casualmente.. come gli insulti, le bestemmie.. non avrebbero senso al di là di questa vita e sono solo le sfumature del vuoto che pervade la tua esigenza di comunicare... alcuni pensieri nascono e muoiono immediatamente, altri richiedono un'accurata riflessione perchè possano venire alla luce, un lungo parto che non si esaurisce nemmeno quando il pensiero sembra perfetto e compiuto. Poi ci sono le riflessioni mature, le frasi fatte e le impressioni affrettate. I sogni, gli incubi, le paure, le aspettative. E ancora e ancora altri.. quelli che attribuisci alla gente solo perchè hai l'esigenza di credere di non averli dentro di te.. e quelli che pensi siano in ognuno di noi e quindi è ovvio che siano anche dentro di te. Alcuni hanno la pretesa di esprimersi con una forza eccessiva, con vigore, una chiassosa espressione di egocentrismo.. e poi quelli che si insinuano lentamente negli occhi dei tuoi interlocutori e lentamente creano scompiglio, senza una precisa intenzione.
I pensieri sono davvero l'unica essenza di questa vita, la sola dimostrazione della impossibilità di una solitudine vera e autentica. I pensieri fanno compagnia all'anima in ogni manifestazione della sua esistenza!
pensieri... note della colonna sonora della propria vita

domenica 15 febbraio 2009

Il fuoco della taranta

Sangue vivo.
L'arte di suonare il tamburello, della famiglia dei tamburi a cornice, racchiude in sè aspetti interessanti che contribuiscono a creare un alone di magia attorno al ritmo e alle sonorità della musica popolare.

La mano sinistra
Non si tratta di un semplice supporto per lo strumento. Un'impugnatura corretta consente una straordinaria mobilità al tamburello, che può muoversi su diversi piani spaziali.
Sagittale: dall'alto verso il basso e viceversa.
Frontale: dall'esterno verso l'interno e viceversa.
Trasversale: rotazione del polso rispetto all'avambraccio.
Alcuni abili esecutori riescono a cambiare frequentemente e con disinvoltura l'impugnatura dello strumento, sebbene i puristi della tecnica possano esprimere dubbi in merito, al fine di creare un effetto scenografico di grande impatto emotivo. Il tamburello può quindi "saltellare" sulla mano del tamburellista, inclinarsi fino a dare l'impressione di cadere al suolo, "volare" al di sopra della testa per poi precipitare rapidamente a livello del bacino, dove generalmente si realizzano i colpi della mano destra.

La mano destra.
E' quella che compie il movimento percussivo sulla pelle. A seconda delle tecniche a disposizione possono notevolmente cambiare i punti della mano che colpiscono il tamburello: i polpastrelli delle dita, il palmo, l'eminenza tenar, la faccia dorsale o palmare delle articolazioni metacarpo-falangee. Il tempo di contatto della mano sulla pelle è uno degli aspetti più interessanti e decisivi, a mio parere, nel determinare l'effetto sonoro: la vibrazione. Anche l'intensità del colpo può avere una certa rilevanza, ma spesso al suo aumentare diminuisce la possibilità di controllare le sfumature del suono con precisione. Accade frequentemente che alcuni tamburellisti macchino lo strumento di sangue, su punti specifici della pelle (il classico "8" ) o diffusamente su tutta la superficie. Nell'immaginario collettivo l'effetto visivo del sangue è evidentemente motivo di suggestioni emotive e di fascino, ma a dir la verità non è affatto necessario o inevitabile. In generale è verosimile che sia il contatto troppo prolungato della cute sulla pelle, associato ad una buona velocità di esecuzione, a provocare la lieve ustione (II grado) di punti specifici della mano (in genere a livello dell'articolazione metacarpo-falangea del pollice). Ciò è dimostrato dalla formazione di flittene nella regione ustionata, vale a dire rigonfiamenti dovuti all'accumulo di liquido sotto l'epidermide.
Non si tratta, quindi, di una particolare vigoria nella realizzazione dei colpi e il problema sembra essere più frequente negli esecutori che non suonano con regolarità, nei quali la cute è maggiormente sensibile agli stimoli termici.

giovedì 5 febbraio 2009

il punto cistico si tocca con un dito

Da qualche minuto fisso la fotografia di quest'uomo... vorrei davvero capire quali essenze albergano in lui, i moti dell'anima che inspirano le sue azioni. In effetti non tutte. Solo una.
Federico Bricolo è il primo firmatario di un emendamento appena approvato dal Senato di questa Repubblica con 156 voti favorevoli. 156. Tre cifre, tre cifre destinate a segnare una svolta eclatante nella gestione del servizio sanitario nazionale in questo paese, sempre più dalla "p" minuscola sotto il profilo dell'intolleranza raziale.
Il fatto:
soppressione del comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 che recita: "L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".
Vuol dire che ogni medico potrà segnalare alle autorità competenti qualsiasi extracomunitario irregolare che si rivolga ad un pronto soccorso, ambulatorio o ospedale che sia, per assistenza sanitaria. Per fortuna il terminte "potrà" lascia all'etica di ogni medico il verdetto finale sull'attuazione di questa folle "pratica".
Ma perchè folle?!
Perchè immagino un medico che di fronte ad un paziente extracomunitario senza permesso di soggiorno, accoltellato in una rissa da giovani Italiani filo-nazisti, prima cerca di suturare le lesioni ed interrompere le emorragie e poi, nel caso in cui ci riesca ed il tizio non passi a miglior vita, lo denuncia alla polizia per l'immediato rimpatrio.
Perchè immagino un extracomunitario senza permesso di soggiorno che evita di chiedere aiuto ad un medico italiano che potrebbe denunciarlo e determinarne il rimpatrio, e magari muore dissanguato per strada, dopo essere stato bruciato da giovani liceali neo-fascisti.

E immagino ancora tante e tante altre cose orribili che potrebbero succedere a causa della superficialità con cui Bricolo e compagni hanno proposto e concretizzato un progetto così lontano da qualsiasi elementare istinto di filantropismo...
e più immagino e più divento triste... estremamente triste e disilluso.. perchè non credevo che la nobile arte della "Medicina" un giorno sarebbe stata tanto violentata e offesa...

lunedì 19 gennaio 2009

Botta e risposta


"Michele, non si conduce un programma così, l'impostazione è sbagliata. Siamo giornalisti, dobbiamo chiarire i fatti, spiegare."

" Almeno tu Lucia. Non accusarci delle solite cose. O forse stai cercando di avere crediti da qualcuno..."

Santoro «ha superato il limite della decenza», dice Fini al telefono con Petruccioli. E subito dopo chiama Lucia Annunziata per «esprimerle solidarietà e apprezzamento».

"Non ho visto la trasmissione: diciamo che Lucia Annunziata ha fatto buon uso di un precedente episodio che mi aveva visto protagonista". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi a proposito del programma Anno Zero di giovedì scorso.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: "Abbiamo parlato della vicenda anche a margine del Consiglio dei ministri - spiega - se anche lei si alza e se ne va in una trasmissione televisiva, qualche problema di imparzialità in queste trasmissioni deve esistere".

martedì 13 gennaio 2009

Preghiera in gennaio

Madre della mia madre...

è come figlio di questo figlio,
acqua di questo mare.
aria di questo cielo.
calore di questo fuoco.
freddo di questo gelo.
amore di questo cuore.

Madre della mia madre...

sublime ricordo del presente che vivo,
esile rimpianto del futuro che non sarà.
tenue sapore del passato che è stato.

Madre della mia madre...

quando poggiavi le tue labbra sulla mia glabra fronte,
quando stringevi i tuoi occhi attorno al mio sguardo.
quando volgevi il tuo pensiero ai miei affanni.

Madre della mia madre,
a me hai donato il fiore più bello
di cui io sono il fiore più bello.
Splende il tuo sorriso in questa notte buia
e illumina la mia mente.
E a lei sussurra parole.
Siano esse ossigeno della tua immortalità,
che vive in me.

Fra.

giovedì 8 gennaio 2009

Variabilità genetica nel football

Frederic Kanouté, attaccante del Siviglia, segna la sua seconda rete nella partita contro il Deportivo La Coruna e mostra una maglietta nera in segno di solidarietà verso la Palestina. Il regolamento della federazione spagnola vieta l'esibizione di motti politici o religiosi sotto le casacche da gioco, motivo per cui il giocatore viene ammonito nel corso della gara e probabilmente subirà ulteriori sanzioni di tipo amministrativo. Evidentemente al giovane attaccante maliano sta maggiormente a cuore la propria libertà di espressione e nessuna norma o regolamento potrà ledere la grande sensibilità e il grande coraggio che Kanouté ha voluto esprimere, con un gesto semplice, ma senza ripercussioni notevoli nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese.


Fabio Cannavaro, difensore in forza al Real Madrid, napoletano di nascita, rilascia una coraggiosa intervista ad un giornale famoso per le campagne di sensibilizzazione sul tema "vita, opere e miracoli di VIP italiani: cosa fare per essere belli, ricchi e famosi in tempo zero". Il giocatore si dichiara a sostegno dell'attribuzione dell'Oscar al film "Gomorra", tratto dall'omonimo libro inchiesta sulla camorra di Roberto Saviano, pur manifestando un certo imbarazzo e scetticismo. Cannavaro teme, infatti, che l'immagine dell'Italia e di Napoli nel Mondo possa essere in qualche modo infangata dalla diffusione del film-libro "Gomorra", al punto che qualcuno potrebbe attribuirgli epiteti di "mafioso" o "camorrista" in quanto napoletano.


mercoledì 17 dicembre 2008

Iustitia

Giustizia è ordine dei rapporti umani; la virtù morale per la quale si osserva in sé e in altri il dovere e il diritto; è la costante e perpetua volontà di riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto; è l'ufficio, il magistrato o il luogo dove si rende giustizia. La negazione della giustizia ovvero la mancata applicazione dei criteri della giustizia è l'ingiustizia.
da wikipedia

Sono stato schedato come un criminale, un faccendiere, un colluso. Da qualche mese negli uffici della DIGOS di questa desolata cittadina lombarda esiste un fascicolo su cui è scritto il mio nome. Il reato che avrei commesso mi è stato notificato, per motivi di ordine pubblico, dopo quasi due mesi, attraverso una telefonata sul mio cellulare privato da parte dell'ispettore Bellusci. Forse non lo dimenticherò mai.. ero in cucina e stavo preparando una misera pasta al pesto dopo una mattinata di studio intenso. Negli uffici della questura mi hanno successivamente spiegato cosa avessi fatto esattamente, il mio reato: in Piazza del Duomo a Pavia, insieme ad altri, avrei "suonato con continuità la chitarra e cantato canzoni folkloristiche al fine di intrattenere i presenti invogliandoli a permanere nell'area predetta trasformando la stessa in luogo di bivacco". Sanzione prevista 200 Euro, in misura ridotta, da pagare entro 60 giorni.
La vicenda è permeata dello squallore che impregna qualsiasi atto "politico" in questo paese dalla p minuscola: quel giorno, malgrado io non lo sapessi, in Piazza del Duomo era stata autorizzata dalla Questura una manifestazione di protesta contro l'ordinanza nr. 06/08 del Sindaco di Pavia, l'ordinanza anti-bivacco. Un gruppo di studenti di sinistra occupava la piazza per qualche ora, distribuendo gratuitamente bevande e inneggiando alla follia di un provvedimento che vieta l'aggregazione in luoghi pubblici.
A questo punto subentro io, che mi trovavo a passare di lì per caso e che non avevo nemmeno alcuna intenzione di esprimere idee di dissenso o manifestare alcunché. In fondo penso che una sì fatta legge sia più che legittima in un posto come questo, in cui la gente non dice "buongiorno" al mattino sull'autobus, o chiama la polizia per schiamazzi domestici se suoni la chitarra alle 5 del pomeriggio, o molesta un musicista di strada rumeno che usa una chitarra per far quattrini anzichè "andare a lavorare".
Con la testa bassa e tanta umiltà ho ignorato il vociare che si levava attorno a me. Non avevo davvero tempo da perdere con la Questura, il Sindaco o chi che sià. Il mio bivacco preferito è lo studio e non avrei per nulla al mondo sottratto il mio tempo alla preparazione dell'esame che oggi ho sostenuto brillantemente. Solo la mia passione per la Medicina, il desiderio di divenire un medico cosciente e consapevole, l'impegno necessario per sostenere lo stess fisico e intellettuale richiesto ogni giorno nella vita di un "giovane medico" hanno mosso il mio agire in quest'ultimo periodo. Nient'altro. E ora che posso dire di aver superato l'esame più arduo della mia carriera universitaria, ho scelto di spendere qualche parola su quello che mi è successo. Mosso da un unico obiettivo: informare. Voglio che questa storia di ordinaria follia sia nota ai più perchè quando subisci un'ingiustizia, una violenza, un sopruso c'è solo una cosa che puoi fare: urlare in silenzio, affinchè coloro che vogliono ascoltarti lo possano fare. E magari continuare a rimanere seduti sulla poltrona.

venerdì 12 dicembre 2008

Dialoghi ermetici

Il signor Claudicante non aveva mai visto la signorina Zigomi, mai alcun contatto.
Senza pretese libera un urlo, al calar della sera, e lei rimane attonita. Non sa, non risponde.
Chi sarà mai colui che ascolta la sua eco prima della sua voce?
Il fetore che emana si diffonde libero e pervade la mia attenzione.
Ridicolo, ripete a bassa voce; estenuante come il fetore, che pure esala dalla sua nullità.
Mi preparo al mio incontro: ancora un pò e ti rivedrò. Trepido, incauto, inerte; come posso? Non spesso mi accade di trovarti. Forse non devo desiderarti così. Il rischio: incontrarti quando le mie membra volgono alla quiete. Qual è l'affare?
Tolga le cuffie... signore e signori! Perfavore...Per favore? Perfavore!
Sollevate la linguetta metallica. Subito dopo averla indossata, aiutate coloro che hanno bisogno della vostra assistenza.
Perfavore!















Si, per favore!
Il tedio cui mi inducono gli umani è fetido. Diffonde come il dolore nel corpo dolente, morente, informe. Pietà dovrei, eppure non posso credere che ci sia solo fetore ad accompagnare il nostro incontro.
Già ti scorgo. Ecce. Questa volta sarai più intenso. Ma quanto durerà la tua pazienza nell'osservare la mia attenzione... rivolta verso te...
già trepido per quando il mio pensiero sarà non più veloce del mio cuore.
allora saremo vicini e lui batterà di due gioie:
quella del correre verso di te;
quella del fermare il tempo per contemplarti.

domenica 7 dicembre 2008

Dicotomie


Lo spirito Amir e lo spirito Hassan convivono in armonia. Due anime distinte, spesso antitetiche, sempre complementari.. che interagiscono fra loro con equilibrio per evitare che l'una prevalga sull'altra fino ad annientarla.
Amir è il narcisismo egocentrico, l'esigenza di riscontro affettivo.
Amir prende forza ogni volta che l'ego trova terreno fertile per germogliare, venire alla luce dopo la lunga gestazione al buio. Si nutre di parole, gesti, segni irreali, idealizzazioni, astrazioni utili... legati all'esigenza di trovare in qualcos'altro l'essenza di sè.
Amir misura il proprio valore attraverso le formule e i numeri che appartengono agli uomini, le categorie del buono e del cattivo, del nobile e del vile, del bello e del brutto.
Amir è il tentativo di cercare a tutti i costi la propria identità nelle persone che ami, una disperata necessità delle manifestazioni dell'implicito, non sempre esaustive, non sempre appaganti, a tratti ipocrite, ma sempre gradite.
Hassan è filantropia e altruismo, esigenza di compassione e simpatia.
Hassan possiede lo spirito dell'ingenua sincerità, fine a se stessa, al di fuori delle logiche della convenienza e dell'utilità. Il saluto che non esige riscontro, il dono senza nessuna occasione da ricordare, il raggio di sole gratuito in una giornata di pioggia.
Hassan è il bacio della buona notte su una guancia, prima di andare a dormire, un abbraccio fra amici, una carezza ad un uomo che soffre, una lacrima di gioia. La sua anima esiste in quanto tale e non necessità di altri attori, che pure sono i suoi reali beneficiari, gli stessi pronti a isolare questa essenza e svilirla fino a temprarne la forza.

Amir e Hassan rincorrono aquiloni nel cielo della mia fantasia,
fra le stelle della notte e le nubi del giorno.

venerdì 28 novembre 2008

Storie di anarchia...

Me lo ricordo ancora il giorno in cui divenni anarchico, belin! In quel periodo avevo iniziato da poco la leva e mi trovavo in una caserma dell'Appennino tosco-emiliano, non molto lontano da Genova. Una mattina ci fecero disporre su più file, ognuno con il suo fucile ben arpionato fra le mani, rigido e fiero verso il cielo. Sembrava una delle tante esercitazioni, ma inaspettatamente apparve un prete. Sotto il giaccone, che lo riparava dal freddo, una lunga tonaca nera trascinava la polvere del campo militare; in testa un goffo cappello, anch'esso nero a nascondere i pochi capelli ancora rimasti... e fra le mani un'antica navicella porta incenso. Tutti pensarono si trattasse di un missionario, venuto a salutare i martiri prima della partenza per una spedizione improvvisa. E invece il vecchio predicatore come di consueto iniziò a benedire i fucili, uno ad uno, avvicinandosi ad ogni milite ed invitandolo a porgere l'arma in avanti, in modo che il solenne gesto fosse ben visibile al Buon Dio. Ripetè l'operazione più volte e quando fu ad un passo da me gettai l'arma al suolo, rivolgendomi al parroco: "Ma come proprio tu che dovresti predicare la parola di Quello lì!" e nel contempo mi agitavo, scuotendo le braccia al Cielo, quasi per attirare l'attenzione dell'Altissimo, affinchè almeno Lui osservasse quello scempio.
Gli ufficiali non apprezzarono il mio gesto e di lì a poco finii presso la corte marziale, di fronte ad un giudice e alla mia sentenza. Mi dissero che ero colpevole di condotta indisciplinata e che il mio soggiorno in caserma si sarebbe sicuramente prolungato, ma vollero concedermi il diritto di difesa prima di chiudere gli atti.
"Qualcosa da dichiarare?"
"Giudice, solo una cosa! Ma in che mondo mi fai vivere, Giudice? In un Mondo in cui se getto via un fucile devo pagare una pena e se lo tengo stretto fra le mani, invece, faccio il mio dovere?"
Solo questo dissi, e fu così che io divenni anarchico...

giovedì 27 novembre 2008

Pillow


Sotto il cuscino si estende uno spazio che nemmeno la mia fantasia riesce a contenere. Spighe di grano e manti erbosi, luce che vira dal giallo al verde a seconda dell'umore del tempo. Boschi fitti di castagni e faggi; un tappeto di foglie appena umide, quanto basta ad accarezzare i miei fianchi e rendere il giaciglio confortevole. Sabbia, che si modella sotto la pelle senza pretesa alcuna, con l'unico desiderio di assecondare il mio riposo. E poi c'è l'acqua: quella gelida del fiume che non conosce tregua; quella stagnante che si perde fra l'imponenza degli scogli e lì rimane fino a quando una nuova onda, più vigorosa, alimenterà il suo calore; l'acqua buia, ardente, silente, che piano piano conquista la spiaggia sotto lo sguardo accondiscendente della luna. Sotto il cuscino un lenzuolo stellato copre il flusso dei miei desideri, una candela che brama ossigeno per brillare più forte e poi soffre quando un alito di vento sposta il suo equilibrio. Più questo fuoco brucia, più la cera si allieta della sua esistenza e l'armonia detta le regole del tempo che scorre.
Vivere sotto un cuscino è come avere a disposizione una tela vuota, uno spartito da riempire... la libertà si esprime da sè, con suoni appena udibili e colori tenui.
Rimarrò ancora un pò sotto il mio cuscino...
ancora non riesco a rinunciare al mio mondo,
che mi sembra così bello.

mercoledì 19 novembre 2008

Metamorphosis

In principio era un pensiero violento, cupo e ostile, che cercava spazio fra le rime dell'invettiva. Poi la consapevolezza e la ricerca assennata di razionalità si è pian piano fatta strada nella mia mente.. fino all'istante in cui ho iniziato a metabolizzare l'esile dissenso.
La mia esperienza nel reparto di Oncologia è agli sgoccioli, ormai.. in questo tempo ho avuto la possibilità di imparare nozioni, visitare pazienti, apprezzare segni e sintomi. Ma soprattutto ho interagito con i miei "colleghi", gli specializzandi, gli studenti, gli infermieri, gli interni, i tirocinanti... inzomma gli altri uomini e le altre donne con cui io devo quotidianamente condividere sforzi ed energie; il lavoro. La resa dei conti è in arrivo, un bilancio inevitabile.
Una delle attitudini più frequenti nell'ambiente sanitario è il tentativo di screditare i propri collaboratori, siano essi effettivamente capaci o incapaci. E malgrado ogni sforzo, questo mio pensiero non può che allinearsi a tale tendenza, per quanto io cerchi di limare le mie parole e renderle pacate, un esile dissenso, appunto. Non entro nel merito delle conoscenze che ognuno di noi acquisisce durante i suoi studi in Medicina: nutro grande stima e fiducia in ogni uomo o donna con un camice bianco. Sono allo stesso tempo però molto scettico sulla capacità di alcuni di interagire con i pazienti, sulla loro reale volontà di essere d'aiuto alle persone che soffrono o che sono in procinto di morire. Davvero in un reparto di Oncologia in cui ogni malato rientra in un protocollo sperimentale di cui non si possono conoscere con esattezza gli esiti è possibile ignorare l'importanza del sostegno emotivo ai pazienti? Davvero in un reparto di Oncologia bisogna imparare a trattare le malattie con distacco perchè se no altrimenti bla bla bla.. dopo un pò ti vuoi suicidare bla bla bla... Davvero in un reparto di Oncologia è inutile trattenere un paziente tanto questo fra un pò se ne va all'altro mondo e allora è meglio che lo faccia da casa sua?
Davvero tanti i dubbi e gli interrogativi... eppure una certezza sicuramente è nata in me: gli sguardi, i gesti, le parole, le lacrime, le urla, i sorrisi dei pazienti sono l'unico stimolo ad interessarsi con passione e con estrema serietà all'Oncologia.. non già dimostrare l'efficacia di un chemioterapico o di un qualsiasi altro trattamento.

martedì 18 novembre 2008

Semplicemente grazie...


... quanto più nutri stima per un un uomo, tanto più giungono sincere a te le sue parole. Questo, voglio che sia un pensiero che non si esplicita, che rimane buio e cupo ai più, ma che forse può arrivare gli occhi del suo destinatario.
Grazie... per il senso che cogliete nelle mie parole, per la vostra voglia di ascoltare, che alimenta la mia esigenza di comunicare.

sabato 15 novembre 2008

ma dov'eravate allora?

Dilaga la protesta contro il Ministro dell'Istruzione... studenti, insegnanti, ricercatori, chiunque scende in piazza per manifestare il proprio dissenso contro la legge 133. Gli slogan sono, come sempre in queste occasioni, banali e populisti, catastrofici e teatrali, all'insegna del "chi grida di più, fa sentire meglio la propria voce". Qualcuno pensa addirittura di respirare aria da '68, altri iniziano a credere che in fondo i giovani non siano così nichilisti... e poi ci sono quelli che sperano ardentemente in una vittima fra i civili, in modo che si possa svelare l'anima violenta e antidemocratica di chi protesta.
Tutto ciò a me fa veramente pena... e questa volta parlo tirando fuori la più grande arroganza e presunzione che abbia mai albergato in me! Il motivo è molto semplice: io credo nel sistema democratico, quello in cui il voto è espressione della volontà popolare, anzi individuale. Domenica 13 e Lunedì 14 aprile 2008 non sono stato con le mani in mano, in casa, a guardare gli esiti delle elezioni politiche che hanno legittimato il consenso della popolazione italiana nei confronti dell'attuale Governo. In quei giorni, che ancora ricordo perchè ben scolpiti in me, ho espresso la mia opinione, ho votato. E ho votato a malincuore per un partito che non mi rappresentava, con l'unico obiettivo di evitare che alcuni loschi individui potessero nuovamente amministrare la cosa pubblica. E ho sofferto nel constatare che la maggioranza degli italiani abbia nuovamente dato fiducia alle destre, anche a quelle più integraliste e xenofobe.
Sono indignato perchè assolutamente sicuro del fatto che molti di coloro che oggi si scagliano a favore delle libertà, del diritto all'istruzione e bla bla bla.. quel 13 e 14 aprile scorso hanno rinunciato al proprio diritto e dovere di cittadino.
Sono indignato perchè in mezzo a loro c'è tanta gente che ha sostenuto quei partiti politici che da sempre si sono dimostrati irrispettosi nei confronti della scuola pubblica, delle politiche sociali di sostegno per i più bisognosi, del disagio degli immigrati, della solidità del Welfare italiano.
Che cosa ci si poteva aspettare da politici che già avevano abbondantemente dimostrato nelle scorse Legislature le proprie attitudini?!?
e allora di fronte a tutto ciò.. cresce in me il disinteresse verso l'attuale situazione politica italiana, per lasciare spazio a quel pensiero per cui voglio spendere la mia vita: la Medicina. Preferisco investire il mio tempo nello studio. Preferisco dedicare le mie attenzioni agli occhi di coloro a cui una terapia adiuvante appende la vita ad un filo. Preferisco lasciare il sipario ad altri attori in questa rivolta.. perchè dietro le quinte c'è più bisogno di me.

giovedì 13 novembre 2008

Io e le mie manie...

massimo compiacimento per l'ego quando mi si avvicina il dottorino dagli occhietti vispi, dicendo che ha qualcosa per me. Già da un pò leggevo in lui un certo fermento e una inquietitudine che volgeva verso di me come una bomba ad orologeria.
Lui. Il putto dai capelli arruffati.. il fanciullo delle periferie metropolitane, distrattamente intellettuale. Il compiacimento di cui dicevo si nutriva da svariate radici.. dalla più innocua; quella del riscontro della comunicazione, della consapevolezza di essere ricercati in qualche modo. E poi, quando mi porge la sua musica, nasce e cresce in me quella fierezza che è tipica di chi sa di essere temuto, del maestro che deve esprimere la sua soddisfazione sulla qualità del prodotto, da valutare. "si, ascolterò le tue parole suonanti!" Vale come un... avrai l'onore di occupare la mia attenzione per qualche istante. Cosa sarà mai? Il solito tentativo poco modesto di aprire una serratura senza le chiavi. Destinato al fallimento. E allora che si lasci all'ardito il suo destino... in fondo se l'improbabile chiave funzionerà entrerò anch'io da quel pertugio e un nuovo mondo si aprirà alla mia vista.
Tutto ciò fino a Trubadòr, alla deriva...
Il principio è agghiacciantemente banale. Una minestra riscaldata a cui viene aggiunta acqua salata per credere che il fututo non sia una semplice proiezione del vissuto. Ma dura pochi istanti questa statica sensazione di inutilità. E poi lo stupore cresce... la novità di quella sensazione occupa presto ogni via ascendente e desta l'arrogante attitudine. Quei tappi di cerume che fino a quel momento avevano isolato la presunta presunzione del maestro ora sono sola cera disciolta che cala via.
Io e le mie manie, appunto. Io e le mie manie di sottovalutare. O forse solo una pacata attenzione finalizzata a misurare con precise quantità il grano posto sulla bilancia.
Questa musica non mi è nuova. Eppure mi affascina. Niente sarà più come prima. La voce di quel giovane bohemienne dell'ultima ora ha molto da dire. Ed io abbastanza da ascoltare, con umiltà... cercando quelle onde che mi cullano negli stati di oblio e di isolamento della coscienza. Mentre fuori piove... ed io sprovvisto di ombrello... e intanto la pioggia cade fitta e non mi bagno...

sabato 8 novembre 2008


Ho posto le mie mani sul volto.
Coperto lo sguardo perchè nulla da questo mondo arrivasse a me.
E' arida ora la mia terra,
niente cresce senza uno spiraglio di luce.
Sposto le dita,
come il vento sposta le nuvole
e allora
di tanto in tanto una goccia d'acqua si insinua fra le crepe secche e brucianti
fino ad arrivare alle mie radici.
dolce piacere quello del contatto più intimo
tenue sollievo.
onirica illusione.
Ma tu esisti!

mercoledì 5 novembre 2008

Change can happen!

I trust in Barack Obama!

sabato 1 novembre 2008

dinamiche di un addio

... e improvvisamente alcuni si trovarono su un autobus. Gli altri, ancora frastornati dalle urla dei turisti, rimasero a terra, sull'isola, nel traffico. Questo il saluto finale; nessun abbraccio, nessun arrivederci, nessuna raccomandazione o promessa. Solo degli sguardi sinceri, filtrati dai vetri di un mezzo notturno che con la massima strafottenza verso ogni colore del semaforo, raggiunge il capolinea con risolutezza. Fu una giornata davvero ricca di emozioni e di serenità; ognuno veniva da un angolo diverso di questo grande mondo; ognuno con la propria storia, le proprie delusioni, i propri successi, le proprie delusioni... eppure tutti accomunati da un qualcosa di estremamente unico... la semplicità. Erano uomini semplici, figli di una stessa semplice terra, senza pretese e senza vane aspirazioni.
Il mattino seguente a fatica riuscivano a ricordare tutti gli istanti vissuti insieme, consapevoli che il tempo avrebbe reso certamente immortale quell'incontro. Era come se ognuno avesse investito un pò della sua ricchezza interiore perchè tutti insieme si acquistasse quella giornata di felicità, che poi sarebbe diventata un ricordo indimenticabile, da raccontare e a cui pensare per ravvivare il sentimento che li univa tutti.
In fondo sono brevi le scene che rendono un film un capolavoro... eppure intense! Si insinuano fra le emozioni di coloro che possono esserne solo degli spettatori e in essi creano l'auspicio di poter rivivere anche nella propria dimensione le medesime sensazioni.

domenica 26 ottobre 2008

della nudità...


Adoro la nudità.
La mia e quella degli altri. E non certo il suo volto estetico o edonista, egocentrico e narcisista.
Adoro la nudità intrinseca, incondizionata, inconsapevole, spontanea.
Quella che ti rende ridicolo alla folla, simpatico e antipatico, folle e inadatto, affascinante e irritante. Adoro ascoltare il suono della mia voce per coglierne le sfumature. L'odore della mia pelle per distinguerne l'essenza. La consistenza della mia carne per apprezzare la soglia del mio dolore. E così soltanto riesco ad apprezzare la nudità delle persone che mi circondano, quando essa si manifesta. Lo specchio è lo strumento che permette di guardarsi e capire. Eppure esso non riflette i colori dell'anima! E' necessario qualcos'altro per osservare i volti che risiedono all'interno della scatola. Questo qualcos'altro sono le persone che ti amano, quelli che non hanno timore a mostrarti la tua orribile bruttezza, essendone estremamente affascinati. Non credere che loro ti stiano giudicando quando riflettono la tua essenza.. sei tu a farlo! L'aspetto più interessante di questo specchio è dato dalla costante trasvalutazione del punto di vista che impone: quando tu vi guardi dentro, vedi immagini che detesti... eppure pretendi che agli occhi degli altri esse si mostrino in tutto il loro splendore. E forse proprio così nasce la paura di non essere accettati, l'esigenza di dimostrare a tutti i costi il tuo immenso valore, attraverso la cronaca dei propri viaggi, delle straordinarie avventure vissute all'insegna dell'ostentazione, dei successi lavorativi... e di tutte quelle facezie che ti aiutano a fingere di amare il tuo modo di essere. La nudità diventa apparente, un fotomontaggio.. nè più, ne meno di quello che accade alle bellissime fanciulle che si lasciano fotografare senza veli. Eppure non sono nude, o quanto meno non lo sono della propria nudità.. come se spogliandosi ci si accorgesse di avere il naso di tizio, le gambe di caio... e allora non si prova vergogna perchè non si è nudi...

giovedì 16 ottobre 2008

(fraracne)

Da qualche giorno cerco di dare un volto alla solitudine. E' ovvio che in prima approssimazione, e non solo, si possano dire molte banalità o quanto meno espimere concetti già noti ai più. Ad esempio non è necessario un intuito straordinario per capire che esistono diverse forme di solitudine, ognuna con delle caratteristiche ben precise. Per quanto mi riguarda ne ho sperimentate almeno due. La prima riguarda l'essere fisicamente soli... ad esempio nella propria camera o casa, nel proprio bagno o ufficio... piuttosto che sulle rive del Ticino. Questa condizione permette una lunga e faticosa introspezione che molto spesso si manifesta con un atto creativo.. una canzone, una poesia, un pensiero, un disegno, una fotografia, qualsiasi altra cosa. Si potrebbe associare a questa categoria anche l'interazione con oggetti più o meno privi di vita, in quanto sempre connessa ad una creazione interiore, un moto cetrifugo che porta catarsi.
La seconda riguarda il non essere fisicamente soli, vale a dire condividere il proprio tempo con un numero abbastanza grande di individui. La dimensione temporale in questo caso subisce una frammentazione tale da assegnare ad ogni rapporto umano un potenziale di condivisione limitato. Si comunica con chiunque, senza percorrere dei binari preferenziali nella gestione delle interazioni... una sorta di regime democratico ed ugualitario in cui ogni interlocutore ha la stessa dignità e importanza. Col passare del tempo questi diventa in effetti un ente costituito dall'insieme di tutti gli individui che si conoscono e con cui si instaurano delle relazioni. Possono essere molteplici i fattori che determinano una tale situazione, reversibile se pure con delle dinamiche ben differenti da quelle che ne hanno causato l'instaurarsi. Il passaggio dalla solitudine di primo tipo a quella di secondo tipo risulta naturale rispetto al suo opposto, perchè il contatto con un numero svariato di soggetti crea dipendenza e maggiore difficoltà nell'affrontare lo stato di isolamento. Inutile sottolineare che le due condizioni appena descritte non sono in alcun modo influenzate da attributi che non siano rigorosamente confinati all'interno del soggetto in questione, vale a dire Io. Detto in altri termini, lo stato di solitudine non dipende in nessuno dei casi dalle caratteristiche dell'ambiente esterno ( umano ) in cui ci si viene a trovare.